Come fare una parete a libreria (che è meglio di una libreria a parete)

Non c’è due senza tre. E così, dopo la libreria rossa e quella blu, ne mancava decisamente una color legno. È vero, rispetto ad un anno fa molte cose sono mutate: ora abbiamo l’Ikea anche quaggiù; dobbiamo sottostare alla legge Levi; non siamo più tanto certi che il nostro futuro sarà in città… Ma facciamo come se nulla fosse cambiato: del resto, la pianta del salone è (era) la medesima di un anno fa. Il che era un problema, perché a causa delle consuetudini dell’architettura locale non esisteva distinzione tra salone e ingresso.

ingresso-salone

Sicché ho ben pensato di separarli. Niente murature, per carità: non ne ho – ancora… – le capacità; e poi avrei ottenuto un ingresso buio. Mi metto di buzzo buono e progetto una parete-libreria, o sia una libreria-parete che funga da stabile séparé tra i due ambienti. Prendo le misure, calcolo gli spazi, il rapporto tra vuoti e pieni… e schizzo un progettino.

progetto libreria-parete

Dunque acquisto il materiale legnoso: tre tavole di monostrato (listellare) di abete spesso 27 mm da 400×122 cm. Facendomi aiutare da un amico falegname, le passo sul banco sega fino a ottenere delle ‘strisce’ larghe – o meglio strette – 33 cm (avrei potuto farlo da me, ma con la sega circolare a mano non sarebbe stato altrettanto rapido e preciso…). Quindi organizzo il piano di lavoro, onde ridurre ognuna delle nove tavole da quattro metri alla lunghezza desiderata.

piano di lavoro

Al taglio segue la smerigliatura. Con una levigatrice rotorbitale gentilmente offertami dal genitore smusso per bene gli spigoli delle tavole, fino a ottenere dei bordi ben stondati.

smussature

Inoltre do una rapida levigata alla superficie e ai bordi delle tavole, finché non sono ben lisce e pronte per essere verniciate e rifinite. Compro dell’impregnante ad acqua color palissandro e, in minor quantità, di colore ebano (rispettivamente, 4 e 0,750 litri). La consorte dà praticamente da sola la prima mano; alla seconda accorro ad aiutarla, e la terza all’ebano (previa leggera carteggiatura delle due precedenti al palissandro) viene spennellata da me soltanto.

Simona lavora

Seguono due mani di finitura trasparente all’acqua effetto cera (basta e avanza una latta da 2,5 l). Ora il legno è ben protetto e gradevole al tatto.

È tutto pronto per l’assemblaggio – fase non poco problematica, visto che tutta la costruzione andrà a incastrarsi tra muro e pilastro. Di conseguenza per prima cosa monto le due strutture laterali, fissando i vari ripiani ai montanti con abbondanza di robuste viti autofilettanti.

strutture laterali

A queste aggiungo, grazie al prezioso aiuto del suocero, la parte superiore che le incatena assieme e che dà forma alla ‘porta’.

Gino in posa

La tolleranza è ai minimi termini: la base superiore, ovviamente, striscia sul soffitto. Ci vuole un bel po’ di forza (grazie anche ad Enzo) e qualche bella martellata per portare la parete-libreria in sede.

spostamento

Bene: adesso il grosso è fatto. Manca l’ancoraggio con dei robusti tasselli a pareti e pavimento, la stuccatura di fessure e imperfezioni nel montaggio e il finale riempimento con libri, dizionari, enciclopedie, riviste e quant’altro. La parete-libreria comincia ad acquisire la forma finale.

premontaggio

Il tempo di stringere le ultime viti e posso inserire i cestini (quattro Knipsa dell’Ikea) negli appositi scomparti creati su misura.

anteprima

Credo che ora si intuisca meglio come questa costruzione contribuisca a separare gli spazi. Un lento e sapiente riempimento isolerà nella misura voluta il salone dall’ingresso.

libreria

Adesso la visione dell’ingresso dal salone è così.

libreria

Si scorge sulla destra la vecchia libreria rossa (costruita con molta meno esperienza…). Entrambe, sui due lati del pilastro, formano un carinissimo spazio del genere.

librerie

Ora, giacché la libreria è ‘aperta’, si dovrà stare attenti a riempirla da entrambi i lati, come si deve.

libreria

libreria

Per finire, dei bei libri omogenei e qualche pupazzo renderanno la libreria piacevole da sopportare.

pupazzo

pupazzetti

Alla prossima (se mai ve ne sarà bisogno1).

Davide Tomasello nasce a Catania nel 1982. Cresce sull’Etna, poi si sposta negli Iblei, dove condivide letto e tetto con Simona. Ama la sapienza, ma resta fedele al dubbio – in ciò è filosofo. Ha collaborato con Sitosophia, Sicilia Libertaria e Caruana Mundi e ha fondato Neurogramma e Casa Filosofica. Il resto è sul suo sito.
  1. Ne dubito: questa è stata un po’ un salasso – ed è ancora in parte vuota. Per i curiosi e gli economi(sti), la spesa complessiva è stata di 390 euri, così ripartita: legno 270, impregnanti 60, finitura cerata 40, viti 20. Consideriamo i cestini (€ 68) una spesa extra. []

  27 commenti per “Come fare una parete a libreria (che è meglio di una libreria a parete)

  1. lexmcenzie
    7 novembre 2011 alle 22:45

    Stupenda Davide *_* usare le mani aiuta la mente – e questo aiuta a creare una sorta di mini entrata, se non sbaglio -.

  2. 7 novembre 2011 alle 22:50

    Ma quei pupi simpaticissimi siete voi? Che carini *_*
    La parete libreria è meravigliosa, é una cosa per me dal sapore molto familiare (anche io ne ho una a casa)..bravissimi! Solo un appunto: ma leva quei volumi de ”Il testo filosofico”! Prrrr! E… per una famiglia che costruisce una libreria c’è una polla che la compra come me, e all’ikea per giunta! Ho comprato tutta la stanza : D Baci

  3. Adriana
    7 novembre 2011 alle 23:19

    La rossa mi aveva già lasciato a bocca aperta, con questa hai superato te stesso! Troppo bella!

  4. 8 novembre 2011 alle 0:35

    Non è che verresti a costruirne una pure a casa mia?

  5. 8 novembre 2011 alle 9:40

    Sai un mestiere e non lo vuoi fare! 😀

  6. 8 novembre 2011 alle 11:45

    Lexmcenzie: effettivamente la mia mente ha parecchio bisogno d’aiuto. Mi sa che la spegnerò a vantaggio del corpo.

    Ladynviolet: beh, anche noi all’Ikea abbiamo preso i cestini, ma ci stiamo dando da fare per riuscire a fare pure quelli…

    Adriana: e la prossima sarà ancor più “migliore”!

    Grigianorna: volentieri! Però consiglio caldamente di costruirla in una casa definitiva…

    Cateno: dire che «so un mestiere» è troppo: sono a livello amatoriale o poco più, come in ogni mia attività. Se solo mi concentrassi su una soltanto… ma non è da me, per fortuna e purtroppo.

  7. Adriana
    8 novembre 2011 alle 11:49

    Per fortuna,

  8. 8 novembre 2011 alle 11:54

    Per fortuna, certo. Però non eccellere in nessuna, alla mia veneranda età, comincia a pesarmi…

  9. Galfio
    8 novembre 2011 alle 22:28

    “dire che «so un mestiere» è troppo: sono a livello amatoriale o poco più, come in ogni mia attività. Se solo mi concentrassi su una soltanto… ma non è da me, per fortuna e purtroppo” – “non eccellere in nessuna, alla mia veneranda età, comincia a pesarmi”

    purtroppo o per fortuna mi ci rivedo anch’io! però non siamo così vecchi caro amico, possiamo ancora combinare qualcosa, l’importante è crederci per una volta, che ne dici?
    Comunque mi hai convinto, tra le mille cose che ho già in programma di fare, segno pure una libreria; peccate solo per ‘ste dannate case metropolitane: piccole nonchè in affitto (e grigie)…

  10. 9 novembre 2011 alle 2:26

    La libreria è davvero bella e a tutta prima sembrerebbe un lavoro artigianale di qualità, altro che «amatoriale». Il corpo ci svela le sue doti e noi sapremo come impiegarle. Eccellendo o meno, riusciremo a fare qualcosa di cui essere soddisfatti – alla nostra età… E poi venderla.

  11. 9 novembre 2011 alle 22:11

    Da un ingegnere aspettati anche qualche critica… però comincio con un paio di complimenti: 1) l’effetto estetico è notevole 2) la suddivisione degli spazi (pieni e vuoti) stuzzicante…. Le critiche:
    potrei partire dalle inquadrature delle foto dell’assemblato, ma sostanzialmente rimane il dubbio di quale sia la sensazione entrando. L’altra cosa che mi manca è l’utilità degli spazi “superiori”. Certamente troppo alti persino per un “lungagnone” come me per una gestione semplice. Mi resta il dubbio se visto in particolare l’ampio spazio “a forma di finestra” sulla sinistra, alcune aree avreste potuto invece “chiuderle” dotandole di un fondo o se gestire almeno l’ultimo piano a soppalco per tutta l’area dell’ingresso ove prevedere anche dei faretti (???). C’è ovviamente, almeno in quest’ultimo punto un pregiudizio sugli spazi spesso ristetti delle abitazioni ove ho vissuto e la necessità di gestire punti luce senza devastare gli impianti elettrici….
    Comunque complimenti ed auguri. In particolare attenzione alle visite di “mocciosi” o “animali di piccola taglia” (gatti in particolare) che già godono nell’infilarsi negli spazi vuoti delle librerie più tradizionali, immagino si possano esaltare nella visione della libreria “passante”.
    Un Sorriso

  12. 9 novembre 2011 alle 23:04

    Incredibile. Ogni volta mi stupisci sempre di più. Senti quando avrò la mia casetta in Sardegna ti assumo per farmi le librerie dello studio. OK? Vitto e alloggio gratuiti ovviamente. 😉

  13. 10 novembre 2011 alle 11:31

    Beh, grazie a tutti!

    Galfio: quanto ottimismo! È vero, ne abbiamo di bisogno. La beffa è dover ammettere che finora non abbiamo concluso granché (più noi che tu, comunque, o ultimo degli assunti-a-tempo-indeterminato!). Spero comunque che non vorrai morirci, in quella casa metropolitana…

    Dell’Ombra: ancor più ottimistico! Sì, impiegheremo – ma soprattutto piegheremo e piagheremo – i nostri corpi. Ma alla fine rideremo bene – e mangeremo meglio…

    Il più Cattivo: hai ragione, le immagini non rendono pienamente le sensazioni – e temo che non sarebbe bastato nemmeno un buon grandangolo… Gli spazi superiori, per adesso, sono in gran parte vuoti. Contiamo di trasferirvi i libri meno letti, vecchie riviste e altra roba di rara consultazione (ecco: ora che ci penso, potrei sbattervi la mia ormai inutile collezione di cd…). Quella del soppalco poteva essere un’idea, ma al momento è al di là delle mie capacità. E il fatto che gli spazi siano tutti aperti è dovuto alla necessità di mantenere l’ingresso abbastanza luminoso (non escludo di chiuderli, tuttavia, prima o poi; o di ricavare dei cassetti con degli sportelli, a vetro o magari di legno…). Quanto ai dannosi cuccioli, non temere: non ne terremo.

    Fabristol: ma sai che potrebbe essere un’idea per viaggiare gratis? Interessante! Però temo che quando potrai – o vorrai – tornare in Sardegna non avrò più le forze per simili lavori…

  14. Galfio
    10 novembre 2011 alle 12:52

    Bah, ottimismo…più che altro presa di coscienza di ciò che si vuole e si può fare…
    Di morirci qui spero proprio di no! anche se al momento non ho ancora alternative valide e concrete per il mio sepolcro…
    Comunque pensavo anch’io che se non riesco nel mio desiderio di cimentarmi nell’autocostruzione librieristica, visto i tuoi ottimi risultati potrei pagarti(vi) un aereo (low cost, sia chiaro) e ospitarti(vi) qui una settimana nella quale dare sfoggio delle tue brillanti doti xilo-artigianali…in ogni caso l’idea rimane valida anche senza prestazione d’opera (in questo caso l’aereo ve lo pagate voi però!!!:D:P)

  15. 10 novembre 2011 alle 16:22

    Perfetto, ho rimediato un altro invito! 😀
    Comunque vedo che i piani di fuga non mancano. I soldi sì, purtroppo…

  16. 12 novembre 2011 alle 22:19

    Una casa arredata di libri: il mio sogno da sempre. Il Sapere, lo sfogliare le pagine della propria vita tradotta in Cultura e le proprie letture sempre a portata di mano….direi che meglio di così non potevi fare, caro Davide.

  17. 15 novembre 2011 alle 19:32

    bellissima, complimenti, ma un Totoro su uno scaffale la impreziosirà senza dubbio!

  18. 16 novembre 2011 alle 17:01

    Salvatore: è vero, era un mio sogno (infranto a metà dalla legge anti-Amazon purtroppo); adesso però mi resta da realizzare la parte più difficile – l’esterno della casa e l’interno della mente.

    Nello: hai ragione!, ma dobbiamo aspettare che la produttrice di Totori si rimetta all’opra…

  19. calatinum
    3 dicembre 2011 alle 19:40

    Il Sapere, la Cultura, quale florilegio di maiuscole per designare degli abusatissimi oggetti d’arredamento, per altro in via d’estinzione. Nell’altro post – la libreria rossa – leggevo, ridendo, della stereotipata libreria mass cult, con le riviste di moda e i libretti a mille lire da edicola delle stazioni. E ridevo non dell’idealtypus grossolano, esagerato con crassa retorica onde far risplendere ancor di più il salace moralismo di quella mente che l’aveva partorito, ma di questa mente medesima, che gli stessi libri accumula sui propri ripiani preferiti ed autoassemblati. Chiunque può comprare le enciclopedie settimanali in abbinamento a l’Espresso o Repubblica, i tascabili Newton a 1 euro, gli Adelphi, i Meridiani o l’ultimo inedito di De Maistre dato alle stampe da un editore di nicchia. Ma non è questo il punto.

    E’ che il libro come oggetto è da più di un secolo materia di consumo, che si consuma e viene consumato, prima ancora che dagli occhi e dalle mani del lettore, dal materiale stesso con cui è confezionato; il libro, la cui fattura è appositamente studiata per giungere a breve al disfacimento, vuoi per la qualità della carta (ecologica o di pasta di cellulosa, poco importa) e degli inchiostri acidi, vuoi per la sua struttura fisica.
    Il libro odierno è oggetto che teme più di tutto l’umidità e le muffe, materia combustibile per eccellenza e vocazione.
    Basta un terremoto, un incendio, un allagamento o un trasferimento e che te ne fai del deposito di Sapienza?
    Fortuna che il libro è spacciato, floride sono invece le industrie che sfornano tavolette elettroniche. E in caso di necessità, c’è il pratico pannello fotovoltaico portabile, per una pratica ricarica delle pile. Una piccola memoria USB come pure un sito di archiviazione online sono buone garanzie per non perdere ciò che si è accumulato.

    Le biblioteche serviranno, un giorno, solo per conservare, come si fa coi semi lassù nell’artico, alcune copie conformi, su carta pregiata e duratura, di ciò che viene, ahimé con troppa frequenza, partorito con la scrittura.
    E finalmente i libri smetteranno di essere l’arredo da esibire con fare radicalsciocco. Nascosti in circuiti sempre più sottili, acquisteranno in fine il loro scopo più autentico, liberati da un supporto che ne distoglie l’originale funzione.

  20. 4 dicembre 2011 alle 16:34

    Anch’io di tanto in tanto mi diletto di falegnameria, ma anche di muratura, talvolta anche di giardinaggio. Complimenti: quello che hai fatto, seppur aiutato, è un lavoro bellissimo.

  21. 19 dicembre 2011 alle 0:09

    Caspita, bel lavoro! Ero ripassato di qui per rileggere quel tuo vecchio articolo su Baskerville e Garamond ed ho scoperto che oltre alla passione per i font hai anche doti da carpentiere (che di ‘sti tempi male non fanno… 🙂 )
    Ciao!

  22. Davide
    12 luglio 2012 alle 10:32

    È STUPENDA! Sto per andare ad abitare in un monolocale open space e dovrei produrre una cosa simile per dividere camera e soggiorno. Quanto è larga?

  23. 13 luglio 2012 alle 20:40

    Grazie Davide! I ripiani sono larghi 33 cm (quanto il pilastro a destra), la libreria intera è larga tre metri…

  24. elena
    26 ottobre 2012 alle 16:05

    Complimenti per il bel lavoro ! Sono capitata sulla tua pagina perchè sto cercando di capire come farmi una libreria, visto che non so più come sistemare i miei tanti libri.Ho comprato delle Billy Ikea …..sono crollati i ripiani per il troppo peso….e poi dicono che sono librerie……. Ciao e ancora complimenti !

  25. Antonella
    5 ottobre 2013 alle 21:40

    Bellissima,

    Mi vorrei cimentare anche io, ma non so come fissare i ripiani. Me lo spiegheresti?

    Grazie

  26. 7 ottobre 2013 alle 14:22

    Io li ho fissati con delle semplici viti a testa esagonale belle massicce (6×80 credo), che entrano dai montanti (i pezzi verticali) e si inseriscono nel mezzo dei ripiani. Poi ho celato le teste delle viti con quei tappini di plastica marrone adatti allo scopo. 🙂

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